Figurine e racconti: Lev Jascin

I grandi campioni raccontati attraverso le immagini delle figurine e le penne dei grandi scrittori. 

La sera dei rigori di Italia Germania all'ultimo Europeo, guardando quei bestioni di Neuer e Buffon che si davano il turno tra i pali mi si è parato di fronte all'improvviso il fantasma di Jascin.

Era un pomeriggio di novembre del '63, la telecamera dell'Olimpico romano inquadrò prima il filiforme Sandrino Mazzola che posava il pallone sul dischetto del rigore, poi quel mostruoso pipistrello che sembrava oscurare la porta intera. Come poteva andare a finire? 
Che spaventato dall'apertura alare del portiere, Mazzola avrebbe calciato meno bene del solito: e Jascin si sarebbe dannato meno di altre volte per distendersi alla propria sinistra e bloccare il pallone. 

E' andata grossomodo così anche a Bordeaux, con la bellezza di 7 rigori sbagliati su 18 vuoi perchè parati, vuoi in maggior misura perchè forzati nell'esecuzione dalla necessità di spolverare gli angoli per aver ragione dei due mostri.
Con questa differenza, non da poco.
Che Buffon e Neuer sono grandi e grossi, ma non fuori taglia rispetto alla media dei portieri di oggi.

Mentre il metro e ottantanove di Lev Jascin, nel panorama di allora, faceva davvero molto più piccola la porta: sia per gli attaccanti che se lo trovavano davanti, sia per noi telespettatori abituati a vederla più modestamente abitata. Se poi Jascin sia stato il portiere più grande della storia si può discutere.

Di sicuro è stato l'unico a vincere un pallone d'oro, primo lui e secondo Rivera, anno 1963: quando il trofeo di France Football era una cosa seria, non ancora inquinata dalla partecipazione straordinaria della FIFA e dalle affettuose pressioni dei mercanti di campioni, veri e presunti.


Figurina Jascin Lampo Cile 62



Di altrettanto sicuro cè che non era soltanto immanenza.
Era classe, piazzamento, personalità, senza mai indulgere alla platealità.
Ma era anche proiezione nel futuro, un futuro assai lontano, se si pensa che nella motivazione del premio si sottolineava la sua vocazione in fase di possesso palla ad aggiungersi ai difensori come giocatore in più.
Lui stesso spiegò in un'intervista all'Equipe, una delle pochissime: "Aspettare passivamente su quella riga bianca è riduttivo, a volte anche ridicolo. Perchè privare la squadra di un giocatore in più quando è possibile?".


Figurina Jascin Tempo 66


Portiere di hockey in gioventù, giocò più di 800 partite nella sua Dinamo Mosca.

A quella dell'addio, nel '71, piansero in 100 mila sulle gradinate dello stadio Lenin. 

Altri 600 mila avevano cercato invano un biglietto.

Il brano è tratto da Il minuto di Silenzio di Gigi Garanzini

Le Figurine presenti si riferiscono alle collezioni:

Album Lampo Cile '62 

Album Tempo Inghilterra '66

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