La guerra del Football

La storia incredibile della qualificazione della nazionale di El Salvador ai campionati mondiali di Messico '70, tratta dal libro Undici contro Undici, le storie più belle e più brutte dei mondiali.

"Tegucigalpa (Honduras). Oggi alle ore diciotto è scoppiata la guerra tra Salvador e Honduras Stop L'aviazione del Salvador ha bombardato quattro città dell'Honduras Stop Contemporaneamente l'esercito del Salvador ha varcato la frontiera dell'Honduras cercando di penetrare in profondità nel Paese Stop In risposta all'attacco dell'aggressore l'aviazione honduregna ha bombardato i principali obiettivi industriali e strategici del Salvador e le forze di terra hanno iniziato azioni difensive. 
La radio informa che i combattimenti infuriano su tutta la linea del fronte e che l'esercito honduregno sta infliggendo gravi perdite al Salvador Stop Il governo invita la Nazione alla difesa della patria in pericolo e fa appello all'ONU perchè condanni l'aggressione".


E' il 14 luglio del 1969. Ryzard Kapuscinski è l'unico corrispondente estero del Paese centroamericano. E il suo telegramma all'agenzia polacca PAP, per cui lavora annuncia al mondo l'inizio della guerra. Un conflitto armato che lo scrittore-reporter battezza come la guerra del football.
"Era un buon modo", spiegherà anni dopo, "per attirare l'attenzione del grande pubblico. Visto che la parola football, per me, non indica solo un gioco ma ha anche altri significati e connotazioni come patriottismo e nazionalismo".
Le cause di questa guerra fra poveri sono profonde, le tensioni tra i due Paesi e gli incidenti lungo la frontiera durano da anni.
La disputa sui confini tra il grande Stato dell'Atlantico, l'Honduras, e la piccola nazione sul Pacifico è storica. A questo si aggiunge la disputa del dittatore Honduregno Oswaldo Lopez Arellano che, nel 1969, aveva espulso dalle loro terre migliaia di contadini salvadoregni [..]

Figurina El Salvador Album Messico 70  Bergman
La figurina di El Salvador, Album Bergmann Messico '70 

[..] La miccia o per dirla meglio, il pretesto che si stava cercando e che fa esplodere la situazione è il calcio: le qualificazioni della zona Concacaf per il mondiale messicano del 1970 che mettono di fronte le nazionali di Honduras e San Salvador.
La prima partita è l'8 giugno 1969 a Tegucicalpa.
I tifosi Honduregni circondano l'hotel della squadra rivale e non fanno chiudere occhio ai giocatori del Salvador.
Claxon, petardi, urla, fischi, sassaiole, pentole,tamburi tutto vale per la guerra psicologica contro i rivali.
Il giorno dopo l'Honduras vince 1-0 gol di Roberto Cardona al '90.
Nello stadio scoppiano incidenti e i tifosi avversari vengono inseguiti per le strade della capitale.
Il Presidente Salvadoregno, il Generale Fidel Sanchez Hernandez e la stampa del Paese vicino soffiano sul fuoco nazionalista.
Fanno della partita un punto d'orgoglio patrio.
Usano il suicidio di Amelia Bolanos, una salvadoregna di 18 anni, che dopo la rete di Cardona, prende la pistola di suo padre e si spara al cuore.
"El Nacional" il quotidiano più letto del Salvador, scrive "La giovane non ha potuto sopportare l'umiliazione a cui fu sottomessa la sua patria". Amelia diventa una martire nazionale.
I suoi funerali vengono trasmessi in televisione e dietro al feretro coperto dalla bandiera sfilano il Presidente del Governo, i Ministri, i calciatori della Nazionale.
Un picchetto dell'esercito apre il corteo.

Il 15 Giugno a San Salvador si gioca la partita di ritorno.

Due giorni prima l'Honduras chiude le frontiere con il Paese vicino.
All'arrivo all'areoporto la squadra dell'Honduras viene accolta da una folla di facinorosi che se la prendono con "il coniglio" Cardona e innalzano cartelli con il volto di Amelia.
"El Mundo", quotidiano salvadoregno, pubblica una foto della squadra avversaria in cui ogni giocatore ha un osso infilato nel naso. Dei cannibali.
La sera prima dell'incontro il generale Alberto Medrano, che dirige l'Agenzia Nacional de Servizio Especiales e Orden (Organizaciòn Democratica Nacionalista, un gruppo paramilitare che sarà accusato da Amnesty International di torture agli oppositori del governo) capeggia una marcia per le strade della capitale che si dirige all'hotel Intercontinental in cui alloggia la nazionale honduregna. 
Le scene già vissute una settimana prima si ripetono, con più violenza.
Uova marce, sassaiole, topi morti, petardi, razzi e persino una bomba carta che per fortuna non esplode. E' un autentico assedio, tanto che gli honduregni prima si rifugiano sulla terrazza dell'albergo poi all'alba, spaventati e di fronte alla minaccia dell'irruzione dei manifestanti scappano.
Alcuni trovano asilo nell'ambasciata del loro Paese, altri in casa di honduregni.

Figurine El salvador Album Messico 70 Panini
Figurine El Salvador, Album Panini Messico 70 


L'indomani la Nazionale arriva allo stadio scortata dall'esercito.

La comitiva passa tra due ali di folla inferocita. 
La Guardia Civil con i mitra spianati è a bordo campo.
La bandiera dell'Honduras viene bruciata e sul pennone dello stadio Flor Blanca viene innalzato un cencio lurido.
Il San Salvador vince per 3-0. 
Rodriguez Figurina Panini Messico 70
Rodriguez, figurina Panini Messico '70
Mario Griffin, il Ct dell'Honduras dichiara: "Per fortuna abbiamo perso altrimenti oggi non saremmo vivi". La nazionale ritorna a casa sana e salva. Non va così bene ai tifosi honduregni. Il bilancio è tragico: due morti e diversi feriti. 
E le violenze continuano: bande di honduregni attaccano i contadini salvadoregni, cercano di spingerli lontano dalle loro terre e si rifiutano, bruciano le loro case.
Migliaia di uomini e donne varcano la frontiera e ritornano in patria.
Si parla di 17 mila rifugiati.
"Il Salvador deve civilizzare l'Honduras con la forza" scrivono i giornali della capitale salvadoregna.
In un clima di massima tensione si arriva alla bella, allo spareggio che la Concacaf decide si giochi in campo neutro nello stadio Atzeca di Città del Messico.
Prima della partenza il generale Fidel Sanchez Hernandez chiama a rapporto nella sua residenza l'argentino Gregorio Bundio, Ct del Salvador: "Dovete difendere i colori nazionali perchè in questa
partita cè in ballo la dignità di una nazione" è il suo sermone.
Il 26 Giugno nello stadio Azteca il Salvador vince per 3-2.
Al 101' minuto dei tempi supplementari Mauricio "Pipo" Rodriguez segna la rete della vittoria.
Il giorno dopo il generale Armando Velasquez l'ambasciatore dell'Honduras in Messico annunci ai suoi giocatori " Abbiamo rotto le relazioni diplomatiche con il Salvador. Probabilmente ci sarà una guerra. Nemmeno due settimane dopo, il 14 luglio scoppia la guerra.
Il 20 luglio del 1969 l'OAS, l'organizzazione degli stati americani, riesce ad imporre il cessate il fuoco. I morti sono più di 4 mila, migliaia e migliaia i feriti, centinaia di villaggi distrutti, centomila gli sfollati in una guerra assurda durata, poco più di 100 ore.
Honduras e San Salvador firmano il trattato di Pace, a Lima, in Perù, dieci anni dopo: il 30 ottobre del 1980.

Figurina El Salvador Panini Messico 70
Figurina Squadra El Salvador, Album Messico 70 Panini


Nel frattempo il Salvador, dopo aver eliminato Haiti, partecipa al suo primo Mondiale.
Gioca tre partite nello stadio Azteca, contro Belgio, Messico e Unione Sovietica.
Le perde tutte e tre senza segnare neppure un gol.
Anni dopo "el Pipo" Rodgriguez confesserà: 

" La chiamarono guerra del futbol, ma fu solo una scusa. Ci misero in mezzo". 



Il racconto è tratto dal libro Undici contro Undici di Luca Caioli e Cyril Collot.

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