Monaco 74 - La mia rivoluzione, Johan Crujff

Johan Crujff racconta il suo mondiale.


Figurina monaco 74
La figurina delle città presenti al mondiale
[..] Secondo me la vera passione oranje, quella che il 27 Aprile di ogni anno esplode con il Konisgsdag, la Festa del Re, nacque durante il mondiale del 1974.
Dai giocatori ai tifosi erano tutti fieri di esserci.
Nel torneo giocammo sempre meglio, partita dopo partita, e il mondo intero andò in delirio.
All'epoca non c'erano Internet e i cellulari, quindi l'euforia collettiva non si manifestò in un'unica grande ondata, bensì crescendo poco alla volta, con il passare dei giorni.
Tuttavia la preparazione al mondiale non andò affatto liscia.
Si alzò un polverone sui premi e sugli sponsor.
Per riportare la calma, creammo un comitato dei giocatori con rappresentanti dell'Ajax e del Feyenoord.
In campo eravamo sempre stati rivali, ma in quel frangente ci trovammo uniti per raggiungere una soluzione comune.
In questo tipo di trattative, grazie a mio suocero, ero molto più avanti rispetto ai miei compagni.
Cor e io ci schierammo in prima linea, e il comitato dei giocatori fu un'ottima occasione per condividere le nostre esperienze con gli altri.
La priorità era il gruppo, non i guadagni dei singoli, e su questo ci trovammo subito d'accordo.
Per tutti le medesime condizioni, ovvero una cifra fissa e premi legati ai minuti giocati.
Chi giocava di più, guadagnava di più.
Era un approccio un pò grezzo ma tutto sommato ne siamo usciti più uniti.
Rimaneva un problema: ero l'unico ad avere degli obblighi con gli sponsor, con Puma, che impedì alla concorrente Adidas di "sfruttarmi" nel corso del mondiale.
Fino ad allora con l'Olanda avevamo usato una maglia arancione neutra, senza nessun logo.
Ma per il mondiale comparve all'improvviso una maglietta a tre strisce, il tratto distintivo di Adidas, la quale aveva firmato un contratto con la KNVB senza includere i giocatori, la federazione non l'aveva ritenuto necessario, poichè le magliette erano sue.
"Ma ad andarci di mezzo sono io", fu la mia reazione.
Ma anche a questo intoppo si trovò un rimedio: solo per la mia maglietta fu rimossa una delle tre strisce, il che la rese davvero neutra.
Erano imprevisti che facevano parte del gioco, dopotutto era il nostro primo mondiale.
La figurina di Crujff a Monaco 74
Ma nel complesso fu un periodo fantastico, anche perchè alla fine superammo ogni ostacolo, dimostrando di essere molto forti.
Giorno dopo giorno ci rendevamo conto di formare un gruppo coeso e affiatato: nonostante giocassimo per club diversi, eravamo diventati una vera squadra.
Si vide già nella prima partita contro l'Uruguay.
Certo, conoscevamo i nostri mezzi, ma non ci saremmo mai aspettati che una squadra sudamericana, ai nostri occhi grande ed eccezionale non riuscisse a tenere il passo.
Ci stupimmo della nostra stessa qualità.
Di fronte non avevamo una squadra come il Feyenoord, che sapeva perfettamente come avrebbe giocato l'Ajax.
Ci trovammo davanti avversari che parevano giocare senza testa, commettendo errori che noi non commettevamo più da oramai cinque, sei anni.
Il nostro modo di giocare ci sembrava normalissimo, ma in tutto il mondo nacque un'incredibile venerazione per le nostre gesta sul campo.
Era un gioco potente e dinamico, i difensori sapevano attaccare e gli attaccanti sapevano difendere, cercando sempre di avere più uomini possibili nella metà campo avversaria.
Per il pubblico era un grande spettacolo.
Le nostre prestazioni miglioravano partita dopo partita, rafforzando la nostra convinzione di poter essere campioni del mondo.
Vincemmo tutte le partite con ampio margine.
Uruguay, Bulgaria, Germania dell'Est e Argentina non ebbero chance.
Solo con la Svezia finì 0-0, ma dopo la partita la gente non fece altro che parlare della finta che avevo usato in campo, la cosiddetta "Crujff turn" nella quale, mentre mi sporgo in avanti, colpisco la palla facendola passare dietro il piede d'appoggio, per poi girarmi subito dopo e scattare verso la sfera, in direzione opposta alla precedente[..]

Figurina Brasile monaco 74
Il Brasile campione uscente 
[..] Nel girone A Olanda e Brasile vinsero le prime due partite; così lo scontro tra le due squadre fu una specie di semifinale.
Per me fu il momento migliore del nostro mondiale.
Questa partita mi è rimasta ancora più impressa della finale, soprattutto perchè surclassammo i campioni del mondo in carica su tutti i fronti, tecnica, velocità creatività.
E il 2-0 finale coronò questa superiorità.
Il mio gol, quello del 2-0, non solo venne poi eletto come il più bello del torneo, ma simboleggiò anche tutto ciò che il calcio totale rappresentava.
La nostra ala sinistra, Rob Resenbrik, aveva indietreggiato per ricevere la palla dal nostro terzino sinistro, Ruud Krol, poi Resembrik servì Krol nello spazio libero, lui raggiunse la linea di fondo e crossò il pallone, che infine arrivò a me, sul primo palo per il gol.
La manovra e la finalizzazione sono ancora splendidi da vedere.

[https://www.youtube.com/watch?v=FCU1uExiplo NdA]

Figurina Beckembauer Monaco 74
Il capitano della Germania
Purtroppo nella finale contro la Germania accadde l'esatto opposto.
Loro erano campioni europei e contavano su giocatori come Franz Beckenbauer, Gerd Muller, Paul Breitner: tutti e tre come molti altri, del Bayern Monaco, la squadra europea più forte dell'epoca, che aveva appena vinto la prima di tre coppe dei Campioni consecutive.
Se li avessimo temuti anche solo la metà di quanto facemmo con il Brasile, probabilmente il risultato finale sarebbe stato diverso.
Ma dopo il 2-0 contro i brasiliani eravamo così euforici e soddisfatti da sottovalutare la partita successiva.
Basta vedere i gol che subimmo.
Penso all'intervento di Will Jansen, nella nostra area di rigore, e a Ruud Krol che, in occasione del gol di Gerd Muller, non tenne le gambe chiuse.
Soprattutto quest'ultimo episodio è indicativo della nostra prestazione. [..]

[..] Malgrado la sconfitta e le bugie dei giornali, del mondiale conservo un ricordo positivo, allietato dall'esperienza unica di aver perso una finale e al contempo di esserne uscito vincitore.
In ogni parte del mondo la gente parla ancora della nostra squadra del 1974, perfino più spesso rispetto ad altre squadre che il mondiale lo vinsero, e la cosa mi rende piuttosto orgoglioso.
La nazionale olandese, grazie alla precisione, alla velocità del nostro gioco, fu soprannominata "Arancia Meccanica".
Il mondiale del 1974 segnò la conclusione di una fase.
Ciò che cominciammo a costruire con l'Ajax nel 1965, divenne nel 1974 il miglior calcio che l'Olanda avesse mai giocato e che purtroppo, negli anni, non è più stata in grado di eguagliare.


Figurina Olanda Monaco 74
La nazionale olandese a Monaco 74

Il brano è un estratto de La mia rivoluzione, Johan Crujff

Fa parte della nostra collezione sulle storie mondiali

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