Socrates - campioni mondiali

Socrates, raccontato dalla penna di Gigi Garanzini.


Gran calciatore, checchè ne pensino i fiorentini.
E gran persona.
Con quel nome impegnativo che il padre aveva scelto perchè fosse chiaro da subito che il suo primogenito avrebbe studiato ben prima e ben più di lui.
Non ne fu deluso, anzi.
Socratès si laureò dottore in medicina abbastanza presto, tenuto conto della precoce vocazione al calcio: poi alla professione si dedicò solo a fine carriera, ma avendo nel frattempo giocato 60 partite nel Brasile, la metà da capitano, girato il mondo e imparato tre lingue.
Figurina Socrates Spagna 82
Socrates ai mondiali di Spagna 82
Meno l'inglese, che era per lui quella dell'imperialismo.
A noi è rimasto nella rètina per quel gol che segnò all'Italia il 5 luglio del 1982, il primo pareggio brasiliano nel giorno dell'epopea di Paolo Rossi: scatto sul centrodestra a dettare il passaggio, Zico lo imbeccò alla perfezione e lui chiuse secco sul primo palo ingannando Zoff che si era immaginato il diagonale.
Era il capitano di quel magnifico Brasile, il Magrão, così chiamato perchè gli 80 kg scarsi non compensavano quel metro e 92 di felpata eleganza.
Ma prima ancora che per qualità tecniche lo era per spessore, personalità, riconosciuta superiorità culturale.
Quattro anni prima, arrivato dal Botafogo, aveva trovato l'ambiente in cui tentare una semina di cui da un pò avvertiva l'urgenza.
Così, poco alla volta, era nata la Democracia Corinthiana, che da una parte contemplava una sorta di autogestione da condividere con lo staff tecnico, ma a condizione che ogni scelta importante venisse votata da tutti, dall'altra aveva un robusto significato politico, perchè in quegli anni di dittatura, la scritta Democracia sulle magliette era un gesto di resistenza di grande impatto: a maggiore ragione di una squadra che vinceva.
Senza contare le dichiarazioni, le interviste, le prese di posizione.
Tipo la volta in cui con quel tono fermo e pacato, dritto per quanto era alto, l'occhio ben dentro la telecamera Socrates scandì che "il calcio è l'unica azienda nella quale il lavoratore è più importante del padrone".
Figurina Socrates Messico 86
Socrates ai mondiali di Messico 86
Nel Estate del '84 venne il tempo della Fiorentina.
In una delle prime interviste si sentì chiedere chi avesse preferito tra Mazzola e Rivera.
"Non li conosco" risposte cortese come sempre, "sono qui per leggere Gramsci in lingua originale e studiare la storia del movimento operaio".
Era qui anche per giocare, ovviamente.
Ma alla sua maniera, visto che aveva 30 anni, era capitano del Brasile e qualcosa di lui si sarebbe dovuto sapere.
Per esempio che non conosceva i ritiri, non capiva perchè a letto così presto la sera quando veniva l'ora di un buon sigaro, di una (pinta di) birra, di una discussione politica come si deve in cui lui il colore l'aveva dichiarato da quel dì: stelle polari il Che e Fidel.
Abituato da sempre ad andare in forma giocando, senza fretta, lo massacrarono di corse in montagna e ripetute.
Trattarono una fuoriserie alla stregua di un fuoristrada.
Ed ebbero anche il coraggio di farlo passare da bidone.
Tornò in Brasile, giochicchiò un altro poco e cominciò finalmente a fare il medico.
Continuando ad impegnarsi in politica, nel sociale, e nel consumo di alcool.
Molti anni prima che accadesse disse "Vorrei morire di Domenica, il giorno in cui il Corinthias rivincerà il titolo".
Andò esattamente così, domenica 4 dicembre 2011"

[Gigi Garanzini, Il minuto di silenzio]

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