Radio, Tv, Gol e Figurine

[..] Davanti al cancello notai un gruppetto di compagni con qualcosa in mano che catturava la loro attenzione. 
Dubitai subito che un libro di testo potesse essere tanto interessante, quindi fermai la mia corsa e mi avvicinai. 
L’oggetto di tanta ammirazione era l’album delle figurine Panini uscito nelle edicole in vista dei campionati mondiali di calcio in Germania, in programma il mese successivo.
Monaco 74 album PaniniQuella mattina veniva distribuito gratuitamente da una improvvisata Befana fuori stagione: la signora ne estrasse uno dal suo sacco e me lo porse con un sorriso.
Già la copertina nera era motivo di misteriosa attrazione..
Le prime parole che lessi, iniziando a sfogliarlo mentre mi avviavo verso casa, confermarono quell’aura enigmatica: “Munchen 74”, Deutchland-BRD, Nederland, Scotland, Sverige..
Non capivo che razza di parole fossero e cosa volessero dire.
Arrivato a casa, incrociai lo sguardo della mia mamma Barbara che, praticamente, incenerì l’album all’istante. 
Avevo appena smesso di comprare le figurine della raccolta Calciatori 1973-74, e osavo presentarmi con un altro album, con un’altra raccolta da completare.
Anticipando eventuali obiezioni, dissi subito che quell’album era un regalo e che potevo anche fare a meno di comprare le figu: mi bastava averlo come tutti i miei compagni.
In realtà mentivo e contavo sulla magnanimità di papà Ginot, che, prevedevo, avrebbe ceduto alle mie lusinghe, procurandomi le famose bustine come aveva fatto per la raccolta precedente.
Al suo ritorno a casa, tuttavia, anche lui si mostrò risoluto che una raccolta all’anno “basta e avanza” e che quell’album sarebbe rimasto cosi com’era.
Ci rimasi male, ma neanche poi tanto.
Quelle pagine piene di parole nuove e dall’oscuro significato avevano per me un fascino particolare, i nomi dei calciatori sconosciuti destavano il mio interesse anche senza il supporto fotografico delle figurine. 
Passai l’interno pomeriggio a sfogliarlo. 
Le strane parole che avevo letto sulla strada di casa, altro non erano che i nomi degli Stati scritti nel loro idioma originale; questo perché l’album Panini veniva distribuito in tutta Europa e tradotto in sei lingue. 
Incominciai, così, ad appassionarmi ai termini stranieri, a scoprire in cognomi di giocatori fino ad allora sconosciuti e che; nelle settimana a venire sarebbero diventati molto più familiari.
E poi, scoprii la Nazionale Italiana.
I giocatori con le maglie variopinte che avevo appena finito di appiccicare nelle pagine della raccolta calciatori, si presentavano ora con la stessa maglia, azzurra a girocollo, e lo scudetto tricolore con la scritta Italia sul petto. 
La magia della Nazionale aveva abbattuto qualsiasi rivalità e campanilismo e con una solida unità d’intenti, iniziava ora la marcia alla conquista del mondiale.
Figurine Panini della nazionale Italiana  a Monaco 74
Zoff, Bellugi, Juliano, Riva, Chiarugi..
Li conoscevo con le maglie di Juventus, Inter, Napoli, Cagliari, Milan. Ora, sotto la bonaria e rassicurante guida di Ferruccio Valcareggi, sarebbero stati una sola cosa, un gruppo pronto a tutto per ottenere il risultato più prestigioso.
Quell’album nero aveva acceso la mia voglia di mondiale più di tutte le chiacchiere che sentivo in Tv o che papà mi riportava dalla lettura quotidiana della Gazzetta.
Nei giorni successivi, a scuola e al campetto, l’argomento principale era il mondiale ed il suo album.
Quasi tutti iniziavano lo scambio di figurine e si aspettavano, ovviamente, che anche io, il fornitore massimo, entrassi in gioco.
Tanta fu la loro delusione quando dissi che non avrei comprato le figurine. […]
[..] Un pomeriggio di fine maggio ero in visita a casa dei mie zii.
Parlavo del prossimo Mondiale con mio cugino Fabio, l’unico appassionato di calcio della sua famiglia, mi chiese subito se stessi facendo la raccolta. 
Figurine Panini Italia a Monaco 74
Era come girare il coltello nella piaga: dissi di no perché avevo già fatto quella della Serie A.
Lui, cinque anni più vecchio di me, non mostrava interesse per l’album. Ma quattro anni prima aveva terminato la raccolta Mexico 70. 
Molte sue figurine doppie erano in soffitta, in una polverosa scatola di cartone.
“Prendi - mi disse porgendomi il contenitore - se hai voglia di cercare magari trovi qualche giocatore che cè anche quest’anno e te lo attacchi sull’album.
Mi sembrò di rinascere.
Presi lo scatolone e, appena tornato a casa, lo rovesciai sul pavimento in tapiflex della mia camerata e mi misi avidamente a cercare. 
Con mia grande sorpresa, scoprii che le figurine non erano autoadesive, ma serviva la famosa coccoina per attaccarle all’album. 
A questo avrei facilmente sopperito, la scorta di colla non mancava certo, visto tutte le ricerche con immagini da ritagliare e appiccicare sul quaderno che commissionava la maestra Rosalba.
Il problema principale era che erano veramente pochi i giocatori presenti nelle due raccolte e, soprattutto, le dimensioni delle figurine del ’70 erano diverse da quelle del ’74. 
Insomma, attaccarle sull’album sarebbe stato come appendere un quadro su una parete più piccola del quadro stesso..
Ero deluso. 
Presi le figurine una per una, le guardai per qualche istante e poi decisi: le attacco comunque, pensai, sarà un album diverso dagli altri e del tutto particolare.
Mi sforzavo di essere soddisfatto ma in realtà avevo nostalgia dei momenti passati a completare l’altro l’album.
A primavera, tornando da scuola, mio padre nascondeva le bustine sotto la tovaglia del tavolo di cucina e io speravo ogni volta di vedere quel rigonfiamento che sembrava un tesoro nascosto.
Oppure mi diceva che non ne aveva salvo poi farmele trovare in camera sulla scrivania.
Era bello anche questo gioco tra noi due, perché l’attesa era sempre ripagata.
Ora questa atmosfera non c’era più.
Passavo i miei momenti in camera  a sfogliare malinconicamente l’album, alcune delle figurine appiccicate con la colla si staccavano e io, sbuffando le riattaccavo.
Eravamo oramai a pochi giorni dall’inizio della Coppa del Mondo.
Gli amici orgogliosi portavano a scuola l’album e si scambiavano le figurine doppie.
Io stavo a guardare, triste e rassegnato.
Tornai a casa per il pranzo e notai qualcosa sotto la tovaglia che mi fece sobbalzare il cuore dalla gioia: c’era il vecchio, caro, rigonfiamento, presagio di bustine nuove di zecca!
Cercai lo sguardo di mio padre che, sorridendo, mi disse: “Te me devi pecà!”, cioè mi facevi pena
Lo abbracciai di slancio, mentre sentivo mia madre borbottare qualcosa, chiedendosi chi dei due fosse il vero bocia; poi mi fiondai sulle mie prede.

Poterle strappare dal bordo, sentire il solito profumo, vedere le foto colorate e scintillanti: mi resi conto di essere in quel momento il bambino più felice del mondo[..]

Radio, Tv, Gol e Figurine di Gianluigi Menegot

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