Figurine e racconti: Dino Zoff

Dino Zoff figurina Spagna 82 [..] Pertini, sull'aereo presidenziale di ritorno dalla Spagna, sbraita: è furibondo perché dice che ho
sbagliato io.
Stiamo giocando a scopone. Lui e io, contro Causio e Bearzot.
La partita è combattuta, alla fine perdiamo.
Causio come al solito, ha fatto una finta: butta un sette, pur avendo solo quello in mano, il presidente abbocca, e Bearzot prende il settebello.
Un contropiede, insomma.
Partita finita. Pertini si arrabbia con me, ma sbaglia.
Glie lo dico, educatamente, ma non cè verso.
Poi mesi dopo, arriva un telegramma: "mai dimenticherò di quando ti ho fatto perdere a scopone".
Che uomo questo Pertini!
Solare, luminoso, potente.
Per celebrare questo trionfo spagnolo ci vuole tutti a pranzo al Quirinale.
"Voglio alla mia sinistra Bearzot e alla destra Zoff, poi tutti i calciatori.
I ministri? Se trovano posto bene, altrimenti vadano al ristorante".
E poi il più delle volte finisce che penso a quella notte del '82.
Non alla partita, non al giro di campo, non alla premiazione.
Ma a quello che è successo dopo.
Lo stadio si svuota, gli uomini dell federazione che lentamente se ne vanno, i compagni di squadra che organizzano i festeggiamenti in qualche locale.
E io che rimango lì, nella pancia di quello stadio a tergiversare, a fare le interviste ad aspettare.
Non so cosa, non so chi, non so perché.
Aspetto. E dopo un po', mi rendo conto che sono rimasto solo.
Io, solo, nell'impianto enorme e ormai vuoto, come la mia testa in quel momento.
Non voglio andarmene, non c'è nessun altro posto al mondo in cui vorrei essere.
Penso sia un modo per protrarre il più a lungo possibile il piacere, la gioia.
Poi sento il rumore, frugo con gli occhi nel buio e vedo il magazziniere.
Pochi istanti dopo sono sul suo furgoncino, nel cuore della notte spanola, diretto all'albergo dove mi sta aspettando Gaetano.
Anche lui come me non ha organizzato niente.
Nessuna festa, nessun ristorante, nessuna discoteca.
Le famiglie sono a Torino. Andare a ballare? Sarebbe il modo migliore per rovinare l'elegante perfezione di un momento del genere.
Ordiniamo qualcosa da mangiare al ristorante dell'albergo.
Ci facciamo partire una bottiglia di vino buono e ci fumiamo una sigaretta.
Poi andiamo in camera e ci buttiamo sul letto, sfiniti da tutta quella gioia.
A fumare ancora.
Lo sappiamo entrambi troppo bene: niente al mondo come lo sport riesce a dare sensazioni così forti e, insieme così fugaci.
Dura solo un attimo la gloria.
E allora bisogna saperlo conservare nel cuore, quell attimo, consapevoli dell sua fragilità e del suo valore per renderlo eterno [..]

[Dino Zoff, Dura solo un attimo la gloria]



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