Repubblica è una bellissima parola

Il racconto dell'impresa dell'Irlanda nei mondiali del 1990 visto attraverso degli occhi dei tifosi. 


Il mio anno preferito, Repubblica è una bellissima parola.

Eravamo ad un tavolino vicino alla tivù.
Con una scorta di roba da bere da bastarci per tutto il primo tempo.
Eravamo pronti. "Ci siamo".
La Romania si avventò contro di noi per i primi venti minuti, ma ero sicuro che sarebbe stato un pareggio; me lo sentivo.

Sheedy sfiorò il gol due volte, Quinn, Cascarino; Hagi per loro - Bonner fece due o tre bei salvataggi. Mi ricordo una cosa dei tempi supplementari: lanciai un urlo di entusiasmo quando entrò David O'leary. Piaceva a tutti David O'leary, era un gran giocatore, uno in gamba, un legame tra la vecchia squadra e la nuova, aveva la nostra età.
Aspettamo la fine dei tempi supplementari; tanto non sarebbe successo niente.
I rigori non ce li toglieva nessuno. Sembrò che ci mettessero un'eternità per organizzarsi.



Figurine Eire Italia '90



I giocatori, chi in piedi e chi seduto, erano nel cerchio di centrocampo e facevano del loro meglio per non avere l'aria terrorizzata.

Jack Charlton passeggiava tra di loro sorridendo.

Poi Packie andò a mettersi tra i pali. Hagi sistemò il pallone.
"Vedrai che segna". Segnò. Subito dopo di lui segnò anche Kevin Sheedy: lo sbattè dritto dentro. Segnarono di nuovo loro, poi toccò a Ray Houghton con un tiro nell'angolo destro.
Di nuovo loro, poi Andy Townsend. Poi di nuovo loro.
Devo ammettere che rimasi sorpreso quando vidi Tony Cascarino che si alzava per il nostro quarto rigore."Cristo, vedrai che lo tira di testa". "Lascia che ci provi almeno". Lo ficcò in rete senza problemi.


A quel punto mi ero alzato, ero in punta di piedi; non riuscivo più a stare fermo. Mi grattai il collo, mi tirai i capelli. Packie Bonner si tuffò a sinistra, e parò l'ultimo rigore della Romania. Si tuffò a sinistra, parò, poi si alzò in fretta e saltò in aria a braccia levate, con una gamba leggermente sollevata. Saltai in aria anch'io. Incredibile. "L'ha parato!"
Il ghigno di Packie; riuscii a contargli i denti anche a quella distanza. Fu una cosa meravigliosa.
Dovevamo segnare l'ultimo.


David O'Leary. Nessuno fiatò.


Figurina David O'Leary Italia '90



Sistemò il pallone. Ci mise un secolo. La tensione! Stava per sfuggirmi un gemito o un ruggito; qualcosa stava per partirmi.
Calciò il pallone in alto sulla destra e lo mandò in rete in un modo favoloso.
La squadra irlandese si precipitò di corsa verso di lui. Lui si alzò in piedi, tirò su le braccia e li strinse tutti intorno a se. Scomparve.
Io piansi. Ma non perchè avevamo vinto, fu quando vidi la squadra che si lanciava di corsa verso David O'Learly, e David O'Leary lì fermo ad aspettarli; e Packie Bonner con le mani sugli occhi che aveva quasi paura di sorridere; fu la giacca della tuta di Mick Byrne, il fisioterapista, che sbatteva quando lui corse verso David O'Leary; fu la folla di irlandesi a Genova, e la folla lì al pub, fu il fatto di essere irlandese.

(Nick Hornby, Roddy Doyle, Il mio anno preferito)


Nessun commento:

Posta un commento