Figurine e racconti: La geografia di Bora Milutinovic

[..] Quel 9 Luglio di vent'anni fa l'aria era tesa e il cielo limpido e lieve su Marassi.
I tabellini del dopo partita ricordano anche il clima, un'atmosfera "giornata tiepida rinfrescata da un vento leggero. Pochi spazi vuoti sulle gradinate".

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La cronaca della gara è il resoconto di un sommesso terremoto o di una beffa.
Per la prima volta ad un mondiale, trascurabilissimi e ignoti, inconsistenti, i nani del Costarica piegano la Scozia di Roxburgh e l'impresa - ecco: l'impresa - lascia oscuramente il segno, mette i brividi. "Il Costarica fa il Camerun" "Soffia un vento di Bora" "Colpo di scena": sui titoli dei giornali sarà una storia di Davide e Golia, scontatamente, ma l'alchimia di quel giorno, di quel momento, è fatta piuttosto di calcolate mosse, di ostinazione.


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"Il Costarica di Milutinovic oscura una Scozia troppo piena di se" scrive il Corriere dello Sport e centra il punto.
Umiltà o umiliazione il nodo è quello. Che a Genova non potesse comunque perdere era un segreto che Bora conservava per sè, naturalmente, e ai ragazzi aveva chiesto l'impegno estremo di sempre e anche qualcosa di più, e di più speciale.
"Milutinovic blocca la difesa ordinando marcature rigidissime sugli uomini ritenuti più pericolosi."
Senza grandi strategie, piani e misteri, s'era fatto un programmino banale, molto efficace.
Sfiancarli e lasciarli sfogare, dargli spago, e poi colpire all'improvviso, sbucare fuori.

Montero si incolla a Johnston come una cozza, Marchena sta alle costole di Mc Inally e Gonzalez, veloce ma non un fulmine, normale, cerca di arginare le sfuriate di McCall, le sue sgroppate.
Per tutto il primo tempo c'è in campo solo la Scozia ed è tempo perso.


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Attaccano e poi attaccano ancora, inutilmente, ma passata la tre quarti il campo di gioco diventa uno stagno putrido, sabbie mobili.
La porta di Conejo resta inviolata.
Al rientro in campo, capisci subito che cè stata una rottura e che qualcosa ha preso a girare per un altro verso. Al quarto minuto Marchena salta Johnston e avanza lungo la fascia inarrestabile.
Il cross al centro gli viene quasi per sbaglio, ma gli viene e in mezzo all'area Jara si inventa un colpo di tacco, non si sa come, che libera Cajasso, sotto porta.
Il suo sinistro, come dice il giornale, è micidiale.
Non era stato un caso o magia nera.
Si può insegnare tutto a tutti, anche alle capre, e il giorno dopo Bora è mediamente loquace, disponibile.
"Alla vigilia del campionato", spiega, "parlavo di un sogno. Era quello di battere la Scozia. Abbiamo dovuto dire che puntavamo al pareggio per no fare gli sbruffoni.. Costarica è una terra piccola dal cuore grande". Di lui sui giornali si parla con rinnovato tono di reverenza: " lo slavo imbattuto ai mondiali", il mago, un "Cagliostro senza frontiere", "l'ammaliatore". Chiacchiere beninteso, baggianate.
L'arcano del suo trionfo, Bora, lo spiega piuttosto con la solita ricetta, sempre la stessa: " Il segreto del nostro successo sulla Scozia è stato seguire le istruzioni alla lettera, senza una sbavatura, senza grilli per la testa, distrazioni". [..]


[Vittorio Giacopini, Alessandro Leogrande, Ogni maledetta Domenica]

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